Arianna… Il suon de’ bei lamenti

ARIANNA… IL SUON DE’ BEI LAMENTI

Drammatizzazione sonora in quattro stazioni sul “Lamento d’Arianna” di Claudio Monteverdi

 

 

Arianna locandina

 

  • Silvia Cignoli, chitarra elettrica
  • Laura Faoro, flauti
  • Mario Mariotti, trombe
  • Elia Moretti, percussioni

Supporto e collaborazione al Light Design Manuel Luigi Frenda

Supporto e collaborazione per il design della mise en espace Gabriele Faoro

 

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La performance si sviluppa lungo quattro stazioni che sono contemporaneamente ambienti acustici, emotivi e fisici.

Posizionando una differente strumentazione in rapporto al luogo, gli artisti creano una spazializzazione sonora e timbrica con cui rileggere/ricomporre quel capolavoro di Claudio Monteverdi che è il “Lamento d’Arianna”.

L’aria, divisa in quattro sezioni e – unica parte residua della perduta partitura della tragedia monteverdiana Arianna – è considerata uno degli esiti più alti del declamato arioso usato dal compositore cremonese di cui cadono nel 2017 i quattrocentocinquant’anni dalla nascita.

Il Lamento di Arianna diventa un lavoro sulla “plasticità” dei timbri degli strumenti moderni e gioco di rifrazioni fra tali sorgenti sonore e l’ambiente circostante.

Lo spazio scenico della performance Arianna il suon dei bei lamenti al naturale
Lo spazio scenico a performance conclusa, come appare con l’illuminazione originale della chiesa

Le differenti sezioni del brano permettono di creare una relazione ambivalente fra i musicisti e il pubblico presente in sala che, con il proprio ascolto e il proprio feedback emozionale plasmerà la performance. Questo potenziale, questa premessa seduttiva della possibilità di mutua trasformazione è straordinariamente importante perché questo è il punto in cui l’estetica incontra l’etica.

Seppur partendo da una notazione di molti secoli fa, quando la musica è legata al concretizzarsi del momentum, risuona sempre attuale.

 

 

Momento zero - soundscape iniziale, S. Cignoli
Soundscape iniziale, S. Cignoli
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Ingresso Arianna / L. Faoro
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Ingresso Teseo / M. Mariotti
E. Moretti
Solo quarta stazione, E. Moretti

 

Le quattro stazioni acquistano il nome in relazione alle corrispondenti sezioni del testo dell’aria monteverdiana, se pur si susseguiranno in un ordine diverso dall’originale per meglio valorizzare la nuova drammatizzazione e senza soluzione di continuità per non spezzare la fluidità della performance.

  • Lasciatemi morire    
  • O Teseo mio
  • Dove è la fede
  • Ahi, chi non pur rispondi 

 

© 2017 Mario MARIOTTI – Elia MORETTI


Tanto per la sua origine performativa di elaborazione sonora estemporanea in stretta relazione con il pubblico e lo spazio, quanto per il carattere fortemente narrativo del materiale di partenza, ovvero il mito d’Arianna riletto da Claudio Monteverdi, il progetto si presta evidentemente ad un passaggio ulteriore, verso una più compiuta resa scenica, in linea con le tendenze più innovative e di ricerca del vicino mondo teatrale contemporaneo.

Arianna - mise in espace in San Giovanni in Laterano
Arianna – mise en espace in San Giovanni in Laterano

 

Non ancora una “scrittura” scenica, bensì una drammatizzazione che tenga conto e rielabori in un insieme coerente: 

 

  • la drammaturgia sonora già insita nella partitura monteverdiana
  • le possibilità installative e scenografiche offerte dal bellissimo spazio della chiesa di San Giovanni in Laterano
  • le potenzialità del movimento attoriale stesso dei musicisti

 

 

 

Per come ci è giunto Il lamento d’Arianna – ovvero residuo di tutta un’opera andata perduta – ha il fascino antico del reperto archeologico, sopravvissuto per caso alla furia del tempo, ma monco di tutto quanto aveva intorno, finito sommerso.

 

Ad un’attenta analisi il brano contiene:

  • nuclei tematici relativi alla protagonista che si possono chiaramente evincere dal testo originale: l’abbandono, la disperazione, la fiducia disattesa riposta nell’amato eppure il senso di possesso verso di lui (“sì che mio ti vo’ dir che mio pur sei”), la sorte differente che vede perdere chi ama e vincere chi non ama
  • una serie di spunti tematici esoterici, “nascosti” tra cui: l’inganno da parte di Teseo, che abbandona Arianna nel sonno sull’isola di Nasso, con lei che al risveglio si ritrova sola circondata dal mare; le relazioni antitetiche tra personaggi ovvero l’astuta Arianna che salva Teseo dal labirinto con il celebre gomitolo/filo e Teseo che non salva l’ingenua Arianna; Arianna che tradisce il padre Minosse ed è però tradita da Teseo; e soprattutto :

– il tema del labirinto stesso, antecedente diegeticamente, ma presentissimo in filigrana nel lamento, come labirinto mentale della disperazione della protagonista

– la necessità di sollievo da parte di Arianna (“…e chi volete voi che mi conforte”), il bisogno di una soluzione al dolore che in Monteverdi non c’è perché inghiottita dalla storia e che si presta pertanto ad una rilettura metafisica più ampia.

Il tema del labirinto in particolare è quello che più efficacemente riassume in un’immagine il Lamento d’Arianna, in quanto suo processo mentale, d’iniziazione per superare il dolore e di maturazione verso una consapevolezza sentimentale adulta. E presenta una forte componente rituale, in quanto l’ingresso in esso produce il senso della perdita di sé e il ritorno alla luce, l’uscita è una nuova nascita.

Dunque il labirinto diventa il nuovo ambiente scenico, in cui immergere anche il pubblico: svolgendosi l’azione scenica in una chiesa, un ambiente sacro, andava però destabilizzato e coperto il riferimento religioso, almeno all’inizio. Dunque sede di movimento per tutti è uno spazio labirintico, suggerito dalla disposizione delle panche. La chiesa ben si presta a ospitare questo labirinto/installazione frutto di un reimpiego dei suoi arredi, per il suo stile dorico moderno, lineare, imponente e piuttosto scabro che, insieme alla volta cerulea di recentissima pittura, richiama il mondo ellenico legato al mito.

 

Il percorso performativo è concepito diagonalmente, disassato rispetto al centrale crocefisso e direzionato verso la nicchia a sinistra, fortemente connotata da un massiccio architrave che quasi richiama un portale.

Le luci, i led e i neon suggeriscono gli spazi d’azione, nell’alternanza buio-luce e nei colori (d’obbligo il richiamo al blu del mare che Arianna scruta sconsolata). L’asse performativo diagonale costringe il pubblico – pur libero di muoversi nello spazio labirintico centrale e posizionato in modo da avere molteplici e differenti punti di vista circa la performance – verso la nicchia sinistra, scelta come sede d’azione per la struttura a portico quadrato (in realtà dedicata a contenere confessionali), in quanto rimanda ad un altro grande artista della modernità fortemente suggestionato dalla figura di Arianna, riferimento d’obbligo per la mise en espace di questo progetto a cavallo tra antico e contemporaneo, ovvero Giorgio De Chirico.

Arianna in uno dei numerose ritratti plastici che ne ha fatto Giorgio De Chirico
Arianna in uno dei numerose ritratti plastici che ne ha fatto Giorgio De Chirico
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L. Faoro/ Arianna nel finale della performance

La veste architettonica di San Giovanni in Laterano rimanda infatti alle architetture levigate e malinconicissime del pittore, che aveva caro il personaggio della fanciulla abbandonata tanto da ritrarla spessissimo come statua sdraiata in attesa, inquieta e sola in uno spazio troppo grande e vuoto, riempito solo di pure architetture classiche, tra cui dominano i portici all’ora del crepuscolo.

 

Dal punto di vista musicale la resa scenica proposta tiene strettamente in conto gli elementi drammaturgici già presenti nella ricchissima pagina monteverdiana.

Ad un’attenta analisi della partitura emerge infatti chiaramente l’importanza del testo e dei suoi contenuti rispetto alla melodia, che si piega alla parola per meglio descriverla, travalicando una dimensione temporale rigidamente conchiusa in battute, ma procedendo più per somma o sottrazione di un’unità ritmica di base che – secondo una modalità incredibilmente moderna – si piega alle ragioni del verso.

Addirittura gli stessi personaggi, Arianna e Teseo, sono “chiamati” con “formule” musicali, identificate da specifiche altezze e intervalli la cui ricorsività non lascia dubbi circa la loro funzione metalinguistica. La modalità è predominante, secondo una logica immediata che usa il maggiore per identificare ad esempio la serenità del vincente Teseo e il minore per sottolineare la disperazione di Arianna (si-do-do, si sol#: et io qui piango). Ugualmente il ritmo gioca con il testo, procedendo per diminuzioni, allitterazioni e variazioni continue, al fine di tradurre emotivamente il senso delle parole e il loro pathos (ad esempio i nembi resi con andamento sincopato o i venti con una raffica di sedicesimi). Da questo substrato monteverdiano che lega suoni e parole prende avvio e spunto la performance in movimento dei musicisti.

© 2017 Laura FAORO


Ecco che, in questo progetto, si trascende il ruolo del musicista interprete, che perde le briglie di una musica solo scritta. In un gioco sempre più attuale, specialmente negli ambiti di sperimentazione underground e di confine fra il mondo accademico e non, i musicisti si fanno registi degli avvenimenti musicali e di un pensiero progettuale scenicamente strutturato, ed entrano in primo piano in un universo di creazione dato dalla profonda ricerca delle possibilità elettroacustiche dei propri strumenti nonchè dalle esperienze maturate nell’ambito della musica contemporanea.

© 2017 Silvia CIGNOLI